Tirarsi su il morale leggendo Plutarco

L’altro giorno non nego che ero un po’ scocciata: quei giorni in cui ti domandi, senza volerti dare una risposta, cosa ci fai in un determinato ambiente.

Sono stata solita pensare che l’ambiente circostante incidesse in bassa percentuale sulle opinioni, idee, scelte della vita, insomma a parità di ambiente tranquillo, Paese in pace, città normale credevo che l’animo rimasse più o meno invariato. Opinione che trovava conferma nella affermazione di un elemento identitario, unico e invariabile che ti porti dietro o dentro ovunque vai e ti mantiene in equilibrio come un peso ma senza essere di ostacolo. Così con tale convinzione ho affrontato e anticipato i cambiamenti credendo appunto di cambiare senza cambiarmi – perdonami grammatica italiana ma avevo bisogno di questo pronome scenico.

Sono partita, sono arrivata, abito all’estero attualmente, già nel dire all’estero inendo altrove rispetto a qualcos’altro. L’estero è estero rispetto ad un altro paese chiaramante, ma non solo: l’estero é qualcos’altro non solamente geografico ma, ahimè, esistenziale.

Non sono all’estero dispetto all’Italia ma sono all’estero rispetto a Margherita. E’ vero che abbiamo dentro di noi una bilancia che ci assicura l’equilibrio ma è altrettanto vero che questa bilancia può essere lasciata a casa. Colpo di scena! qualcosa che dentro di me può mai esitere fuori di me?

A volte quando partiamo non ci portiamo veramente tutto appresso, qualcosa resta e pulsa anche a distanza e se poi, nel nuovo ambiente non troviamo l’ispirazione sostitutiva, allora torna vera la prima frase ossia oggi mi sento un po’ scocciata pure in Paese normale.

Comunque racconto questo non tanto per raccontare i fatti miei oppure per lamentarmi anche per iscritto oltre che verbalmente per chi mi ascolta, e qui aggiungo un sorriso per sdrammatizzare 🙂 bensì perchè vorrei introdurre di nuovo Plutarco e dimostare quanto la lettura possa veramente salvare nella misura in cui il bravo scrittore sa descriverti esattamente quello che pensi e traduce in chiare immagini i tuoi pensieri confusi.

Mentre l’anima soffriva in questa diatriba tra equilibrio e ambiente, ispirazione e mancanza come ho cercato di raccontare pocanzi ho aperto un nuovo volume delle Vite Parallele di Plutarco Pericle e Fabio Massimo e cosa trovo? ordinato e sistemato, chiaro e semplice il mio dilemma:

….Certo i nostri sensi, esposti indiscriminatamente all’impatto e alla percezione di tutto ciò che si offre loro ….


E’ precisamente questo che mi manca qui: la virtù , una virtù visibile da emulare, l’aspirazione al bene e non al benessere. L’animo, volutamente educato alla nobiltà, soffre nell’assenza di ispirazione e altrettanto nell’assenza di gesta virtuose e generose. Ecco!

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